Rainbow MagicLand: il nuovo parco divertimenti di Valmontone

MagicLand è il nuovo parco divertimento di Valmontone, situato vicino Roma e aperto al pubblico da maggio 2011. L’elemento dominante del parco è la magia, palpabile in ogni angolo del parco. E’ una nuova realtà che aumenta la proposta turistica a Roma e nei suoi dintorni. Infatti MagicLand aggiunge qualcosa in più nostro turismo storico, gastronomico e artistico. Si tratta di un turismo più giovanile che in questi ultimi anni sta guadagnando sempre più spazio nel panorama nazionale.

Il parco MagicLand conta 35 attrazioni che assicurano brividi per il più coraggiosi e zone incantate per le famiglie e i più piccoli. Tra le attrazioni più emozionanti ci sono: Shock (l’icredibile montagna russa con un accelerazione iniziale di 100 Km/h in 3 secondi), Cagliostro (la montagna russa immersa nell’oscurità) e Mystika (la torre alta 70 metri).
Incantevoli sono anche gli spettacoli per i più piccoli, tra cui gli Stunt Show e “Gladiators”, in cui si assiste ai combattimenti di gladiatori romani come accadeva 2000 anni fa.

Prezzi biglietti:

intero: € 35
ridotto: € 28
serale (dalle 18.00): € 20
ingresso gratuito per bambini fino a 10 anni e di altezza inferiore a 1m

Calcata: un piccolo gioiello circondato dalla Valle del Treja

Calcata è una piccola città a circa 40 chilometri da Roma che nel corso dei secoli ha preservato intatto il suo patrimonio storico, artistico e naturale. Caratterizzata da un tipico paesaggio Toscano, Calcata si trova nel cuore del Parco Regionale della Valle del Treja. L’antico borgo, con le sue case in tufo rosso, è diventato una delle destinazioni preferite dei Romani e dei turisti italiani e stranieri attratti dai tipici vicoli Mediovali, dalle caratteristiche botteghe e dalle antiche tradizioni. La città è diventata uno dei posti ideali dove rilassarsi durante il weekend, lontano dal caos della città. A Calcata è possibile fare passeggiate nel centro storico e nelle vallate che circondano il paese, gustare i prodotti tipici e fare escursioni nella Valle del Treia.

Calcata ha una storia lunga quasi tremila anni, dato che le prime tracce della presenza umana nel territorio si datano già dall’epoca Preistorica. Le testimonianze più rilevanti però risalgono all’epoca Pre-romana. Sulla collina di Narce, infatti, sono state trovate numerose strutture e reperti relativi alle prime fasi della civiltà Etrusca falisca. Il nome di Calcata appare per la prima volta in un documento alla fine dell’VIII secolo, sotto il pontificato di Adriano I (772-795), ma già in epoca medievale i primi abitanti cominciarono ad abbandonare il borgo per i frequenti crolli e per le condizioni di vita disagiate. L’abbandono definitivo della cittadina ci fu all’inizio del 900, ma dagli anni sessanta, grazie agli artisti che al contrario vedevano in Calcata un luogo di ispirazione, la città conobbe una nuova fase poichè si iniziò a capire che poteva costituire un’alternativa alla città, un luogo dove rilassarsi, creare e lavorare. Gli artisti ristrutturarono le vecchie case fatte di tufo e portarono una nuova luce al villaggio, ricostituendo i giardini, i frutteti e ristrutturando le antiche botteghe artigiane.

L’infiorata di Genzano

La più importante infiorata al mondo si celebra a Genzano, una tradizione nata più di due secoli fa, la domenica seguente al “Corpus Domini”. Un tappeto floreale di duecento mq e come sfondo il Duomo. Proprio come i pittori con la palette, i maestri infioratori, dopo aver scelto le opere tra centinaia, definiscono i colori e i dettagli. Il giallo con la ginestra, il verde con il mirto e la mirra, il rosso con il garofano e il celeste con la torrena. Tutti i fiori sono stati raccolti per giorni nei boschi e nei parchi della zona, scelti con grande cura in una sorta di rito e tenuti freschi in delle grotte sotto il municipio, dove una volta si teneva il vino, altro orgoglio della città. La prima infiorata ebbe luogo nel 1778, da un’idea dei fratelli Arcangelo e Nicola Leofreddi, i quali hanno importato questa tradizione dalla Città del Vaticano. L’infiorata di Genzano è stata visitata da molte distinte personalità nel corso della sua storia. Ne furono cosi affascinati che molti ne parlarono, come Andersen, Gogol, D’Azeglio e Bournonville. Garibaldi, in occasione dell’infiorata in suo onore nel 1875, fu invitato dalle autorità locali a camminare sui fiori, ma lui rifiutò dicendo: ” Una cosa così divina non può essere calpestata”. Il giorno seguente all’infiorata si apre un altro spettacolo: lo “spallamento”. Tutti i bambini corrono distruggendo il tappeto floreale.

Il Santuario di Ercole Vincitore

Il santuario di Ercole Vincitore è uno dei maggiori complessi sacri dell’architettura romana in epoca repubblicana. Situato a Tivoli, venne edificato nel corso del II secolo a.C. Si trattava di una struttura di dimensioni imponenti, rimasta a lungo molto deteriorata e la cui opera di restauro è stata completata solo nel giugno 2011. Sorgeva su un tratto dell’antica via Tiburtina e porzioni importanti del complesso vennero inglobate nella ex-cartiera di Tivoli (sottostante il quartiere medioevale). Il santuario, a pianta rettangolare, misurava originariamente 3000 m2 e consta di tre parti principali: il teatro, che sfrutta il naturale digradare del terreno, una grande piazza con portici ed il tempio vero e proprio. Una serie di terrazzamenti, portici e colonnati creavano una grandiosa scenografia intorno al luogo di culto, secondo i gusti del II e I secolo a.C. Il santuario era posto fuori dalle mura della città, lungo la via che anticamente collegava il Sannio alla pianura romana e rappresentava uno snodo economico cruciale per tutte le popolazioni dell’Italia centro-meridionale. L’antica città di Tivoli si identificava col culto di Ercole proprio in virtù della sua posizione strategica e lo venerava sia come dio guerriero (che aveva permesso la storica vittoria sui Volsci), sia come protettore dei commerci e della transumanza delle greggi, attività fondamentale per l’originaria economia cittadina. Il culto di Ercole, uno dei più importanti del Lazio, è originario di Tivoli e la tradizione vuole che fosse esportato a Roma in età tardorepubblicana da Marco Ottavio Erennio. Il tempio ospitava un collegio di musici tra i più importanti e ben frequentati d’Italia. Le danze e i canti del culto si celebravano nel mese di agosto. La struttura del tempio, con il teatro adagiato sulla collina dominato dal luogo sacro vero e proprio, ha molte affinità con la vicina e coeva area sacra del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina.

I musei archeologici di Palestrina e Valmontone

Il museo archeologico di Palestrina è allestito all’interno di Palazzo Barberini, costruito sulla sommità del santuario ellenistico della Fortuna Primigenia (II sec. a.C.). Esso ospita numerosi reperti: cippi, busti, basi funerarie, statue e oggetti di uso quotidiano provenienti dalle necropoli della Colombella e della Selciata. Di rilievo la sala dedicata ai culti testimoniati a Praeneste. All’interno un’intera sala dedicata al “Mosaico del Nilo” della fine del II sec. a.C., uno dei più grandi mosaici ellenistici con scene egiziane, proveniente dall’area del Santuario della Fortuna Primigenia. All’ingresso del Museo è esposta la Triade Capitolina di Guidonia della fine del II sec. d.C. che rappresenta Giove, Giunone e Minerva sul trono.

Il Museo di Valmontone è situato in una parte del prestigioso Palazzo Doria-Pamphilij. Il piano terra ospita un allestimento riguardante il territorio del paese, mentre il piano superiore offre un’introduzione ai diversi siti archeologici presenti intorno Valmontone e argomenti ad essi correlati, attraverso i reperti, plastici e altri media. Vi sono ricostruiti ad esempio il villaggio dei carbonai rinvenuto a Colle Carbone, l’insediamento di Colle dei Lepri, la Mansio (casa coloniale romana), le terme romane e le fornaci di Colle Pelliccione. Il reperto più importante e anche il simbolo del museo è senza dubbio un pettorale dorato, appartenuto probabilmente ad una fanciulla.

Villa Arrigoni Muti

Villa Arrigoni Muti si trova a Grottaferrata e fa parte delle Ville Tuscolane. E’ un esemplare unico di architettura ed è situata tra Grottaferrata, Frascati e Monte Porzio Catone, costruita a seguito dell’idea di splendore delle famiglie nobiliari del tardo Rinascimento. La villa fu fondata nel 1579 da Monsignor Cesaroli,canonico di Santa Maria Maggiore a Roma e acquisita, nel 1595 da Monsignor Pompeo Arrigoni, uditore della Sacra Rota, divenuto poi cardinale. Nel XVII secolo la villa e la terra circostante fu divisa in due proprietà, una delle quali fu data alla famiglia Muti. Nei primi anni del XX secolo, Achille Muti Bussi rincongiunse le proprietà e la sua famiglia visse lì per molti anni. Durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fu gravemente danneggiata e divenne la casa di molte famiglie di sfollati. Il complesso è composto da un edificio principale di 5.000 metri quadrati e un parco di 60.000 metri quadrati, il quale è strutturato su vari livelli di stratificazione storica risalente al 1850.Oggi la proprietà è tornata al suo splendore originale, con l’aiuto di ristrutturazioni, facendola qualificare “residenza di lusso”.Immagine